IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO - negli anni '600
IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO - negli anni '600
Scritto da dott. Alessandro Imperatrice
| Indice |
|---|
| IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO |
| 79 d.c. |
| Attività erittiva dopo il 79 |
| negli anni '600 |
| nel '700 |
| nel '800 |
| nel '900 |
| Nel 1944 |
| Tutte le pagine |
1631
Dopo 130 anni di calma, durante i quali la vegetazione aveva ricoperto il vulcano fino alla sommità e numerose abitazioni erano state costruite fin nell'Atrio del Cavallo dove l'uomo aveva addirittura impiantato delle coltivazioni, il Vesuvio si risvegliò. Tra luglio e dicembre del 1631 i terremoti sconvolsero il vulcano. Nel dicembre l'acqua mancò nei pozzi, gli animali domestici urlavano nella notte. Il 16 dicembre, al mattino, dei contadini videro una nuvola strana attraversare l'estremità del cratere.
Bruscamente delle forti esplosioni lanciarono lembi di lava fusa e delle nuvole di cenere assunsero la forma di un enorme pino ad ombrello al di sopra del vulcano. Intorno al vulcano, diventato incandescente, l'aria divenne buia. Verso le 11 del mattino alcune spaccature si aprirono alla base Nord del Gran Cono, da cui fuoriuscirono, lave che invasero l'Atrio del Cavallo.
Cominciarono a diffondersi folate di gas tossici; 40.000 abitanti presi dal panico cercarono rifugio a Napoli. Nella notte dal 16 al 17 dicembre delle forti scosse misero le abitazioni in pericolo. L'indomani mattina alle 7, la sommità del vulcano fu decapitata da una formidabile esplosione. Dei blocchi giganteschi furono proiettati a parecchie decine di metri di altezza. Alle 9, una colata di fango impressionante discese sul lato Ovest del Vesuvio; essa distrusse molti villaggi e raggiunse il mare. Nello stesso momento un forte terremoto produsse la nascita di tre profonde fessure. Alle 10 e alle 11, delle colate di lava sgorgarono da due fessure radiali sul fianco Ovest e Sud-Ovest del vulcano, e avanzarono con una velocità di tre km all'ora; molto velocemente Portici e Ercolano furono seppellite; la medesima sorte toccò a la Scala e alla parte Ovest di Torre del Greco. Una colata proveniente da Sud-Ovest si divise in due e inghiottí la zona tra Camaldoli della Torre e Torre Annunziata per arrestarsi nel mare.
Una ricchezza in acqua della nube eruttiva darebbe inoltre la spiegazione delle più copiose precipitazioni acquee che caddero, mentre imperversava un temporale vulcanico, sul versante settentrionale del monte. Esse dettero luogo alla formazione di diversi enormi torrenti che si spinsero fino ad oltre 10 km dal monte.
A mezzogiorno, a Napoli sembrò notte tanta fu la quantità di cenere presente nell'aria.
I1 18 dicembre, le esplosioni e le effusioni laviche si arrestarono. Quando la nube di ceneri e di vapore si dissipò, gli abitanti constatarono che il Vesuvio era piú basso di 168 m. L'attività continuò fino ai primi giorni del 1632 con alcune piccole scosse di terremoto e sbuffi di cenere.
L'eruzione provocò la morte di 4.000 persone e di 6.000 animali domestici. Boscotrecase, Torre Annunziata, Torre del Greco, Ercolano e Portici furono distrutte o danneggiate dalle lave.
L'accumulo di cenere causò crolli a S. Anastasia, Somma e Ottaviano. Le colate di fango inghiottirono, piú o meno, Massa, Pollena, Ottaviano e qualche altro paesino. A Napoli, lo strato di cenere raggiunse i 30 cm di spessore. Le ceneri piú sottili arrivarono fino a Istanbul. Il cratere aveva una circonferenza minore di 2.000 metri, e un’altezza massima di circa 60 metri superiore al punto più alto del Somma; dopo l’eruzione la circonferenza craterica era circa 5.000 metri e la punta più alta era oltre 100 m. al di sotto della cima del Somma. Il cratere aveva subito una decapitazione di oltre 160 metri. La sommità del cratere raggiunse un diametro di 1.600 m (prima aveva un diametro di 600 m). La vegetazione intorno al vulcano scomparve. La topografia tra Napoli e Castellammare subí grandi cambiamenti.
Dopo un riposo durato quattro anni, sgorghi di lava edificarono un cono di scorie nel cratere (sonetto).
I paesi danneggiati dalle acque in conseguenza dell'eruzione furono esentati dal pagamento dei dazi fiscali.
1660
La vivace attività esplosiva ebbe inizio il 3 luglio, dando luogo alla
formazione di una colonna delle masse via via proiettate raggiungente un'altezza di circa 4 Km. All'esterno si resero visibili solo le < ceneri nere », quelle ottenute solo per disfacimento delle masse crollate. Subito dopo vi furono vivaci proiezioni di prodotti incandescenti che « con fumo e ceneri » erano spinti a considerevole altezza . Per azione di venti superiori occidentali si ebbero cadute di cenere fin oltre la costa pugliese adriatica tra Barletta e Monopoli. La cessazione della vivace attività esplosiva coincise con un'ostruzione del condotto. Potrebbe pertanto ritenersi che dopo un tale evento si sia avuta una lunga fase di alternanza tra riaperture seguite ancora da nuove ostruzioni fino a che per il progressivo esaurimento dell'energia 1'ostruzione sarebbe diventata persistente.
1680
manifestazione esplosiva a materiale incandescente abbastanza intensa con prodotti che caddero su Somma e Ottaviano
1682
caratterizzata da efflussi intracraterici e da poderosi lanci di massi e cenere. Il cono cresce di circa 80 metri.
1694
dal 6 aprile al 30 maggio; per la prima volta dopo il 1631 la lava si riversò all’esterno. Si formarono due colate di lava che si diressero verso San Giorgio ad ovest e Boscotrecase a sud. Si tenta di deviare la colata di lava costruendo sbarramenti lungo il suo percorso.
1695
franamento alla cima del vulcano con sollevamento di una nube cinerea diretta verso Resina e con caduta di ceneri.
1697-98
lanci di scarsi e minuti prodotti incandescenti alla bocca centrale.

