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IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO

Poche persone conoscono quale sia la reale storia delle eruzioni che hanno interessato il Vesuvio nel corso dei secoli; molti credono che siano avvenute solo poche eruzioni o addirittura conoscono...

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IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO - Nel 1944

IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO - Nel 1944

Indice
IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO
79 d.c.
Attività erittiva dopo il 79
negli anni '600
nel '700
nel '800
nel '900
Nel 1944
Tutte le pagine

1944
Prima dell'eruzione del 1944 ben diverse erano le emozioni che si dovevano provare a contatto diretto con i gas e la lava incandescente emessi dal vulcano.
Anche la morfologia del cratere era diversa dall'attuale. All'estremità del gran Cono, nell'interno del cratere, era presente un piccolo conetto da cui avveniva la degassazione normale del vulcano. Anzi, pare che proprio il crollo di questo conetto, essendosi verificata l'ostruzione del condotto, avesse preparato la fase eruttiva caratterizzata da vistosi efflussi lavici sgorganti direttamente dalla bocca terminale.
Il 18 marzo alle ore 14, l'attività sismica diventò piú forte; due ore dopo il camino si apri con possenti esplosioni a cui successero colate di lava. Le lave fuse riempirono il cratere e poi traboccarono durante tre giorni formando numerose colate. L'espandimento piú importante ricoprí il fondo dell'Atrio del Cavallo e discese la valle compresa tra la collina dell'Osservatorio e l'estremità Ovest del Somma. La sua velocità fu di 100 m all'ora. Il 21 marzo la cittadina di S. Sebastiano al Vesuvio e il paesino di Massa furono distrutti. Una piccola colata discese il pendio Ovest del vulcano, inghiottí la funicolare e passò sui binari dell'antica ferrovia a cremagliera. Una terza colata si diresse verso Sud. Durante questo periodo il cratere centrale fu sede di fortissime esplosioni. In questa occasione il Governo Militare Alleato si adoperò validamente nel portare aiuto alle popolazioni del Vesuvio colpite e provate già dalle gravi calamità della guerra. La prima fase dell'eruzione (iniziata alle ore 16 del 18 marzo) terminò alle ore 17 del 21 marzo.
La seconda fase, detta delle fontane laviche, caratterizzata da violenti ripetuti sollevamenti della colonna ignea fino a oltre 1 km di altezza, ebbe brusco inizio alle ore 17 del 21 e cessò alle ore 12 del 22 marzo. Durante tale fase i proietti, che raggiunsero le piú alte quote, probabilmente intorno ai 5 km, per azione del vento furono trascinati verso Sud-Est e si riversarono nella zona di Angri e Pagani, ossia a oltre 16 km dall'asse eruttivo. Furono distinte 8 fontane, ciascuna delle quali ebbe una durata inferiore all'ora, ad eccezione dell'ultima che durò oltre 5 ore.
La terza fase, detta anche delle esplosioni miste, ebbe inizio alle ore 12 del 22 marzo, senza alcuna pausa nell'attività ma con un mutato carattere delle esplosioni. 1 lanci furono costituiti da proietti scuri e incandescenti e si notò una sempre crescente prevalenza di cenere. Le ceneri assunsero forma di pini e con ampie volute si elevarono fino ad altezze non inferiori ai 5 km; sotto l'azione dei venti esse furono convogliate fino a notevole distanza dall'asse eruttivo e la caduta di cenere sottilissima fu osservata anche in Albania, a circa 500 km.
La quarta fase, detta anche sismo-esplosiva, si manifestò dalle ore 14 del 23 fino al 29 marzo, con ripetizione intermittente di crisi sismiche ed esplosive a intensità decrescente fino alla completa scomparsa.