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Bonus per fornitura energia elettrica 2008-2009

COMUNE DI SAN SEBASTIANO AL VESUVIO (Provincia di Napoli) ASSESSORATO AI SERVIZI SOCIALI AVVISO

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COMUNE DI SAN SEBASTIANO AL VESUVIO (Provincia di Napoli) BANDO DI CONCORSO PER L’EMISSIONE GRATUITA DEI TITOLI DI VIAGGIO L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

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IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO

Poche persone conoscono quale sia la reale storia delle eruzioni che hanno interessato il Vesuvio nel corso dei secoli; molti credono che siano avvenute solo poche eruzioni o addirittura conoscono...

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IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO - nel '700

IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO - nel '700

Indice
IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO
79 d.c.
Attività erittiva dopo il 79
negli anni '600
nel '700
nel '800
nel '900
Nel 1944
Tutte le pagine

1701
L’evento fu annunciato da un forte scoppio il 1 luglio; subito dopo l’apertura della bocca terminale seguiva, in successione quasi immediata, la formazione di una bocca effusiva al piede orientale del conetto. Da tale bocca ebbe origine un copioso effuso lavico che si riversò lungo le pareti del Gran Cono per suddividersi poi alla base in due rami, uno diretto verso i cognolo di Ottavini e l’altro a Bosco. Il giorno 15 termina l’attività. Una ripresa terminale si sarebbe avuta il 12 febbraio 1703
1707
durante il mattino del 28 luglio 1707 incominciò a notarsi una graduale ma rapida ripresa nell’attività con lanci di prodotti incandescenti. Nella giornata del 2 agosto, fin dal mattino, la nube eruttiva piegò verso Napoli e vi cadde tanta cenere che alle 3 pomeridiane fu necessario accendere i lumi per strada.
1714
Il 6 gennaio del 1714 ripresero prima le emissioni di solo fumo e nella giornata stessa esse furono accompagnate da lanci piuttosto scarsi di materiale incandescente. L’attività esplosiva tendeva ad una progressiva intensificazione. Nei giorni 8 e 9 si intercalarono tra i lanci anche scoppi intermittenti. A circa mezzanotte del 9 gli scoppi furono “strepitosissimi” ed accompagnarono una continua e molto copiosa proiezione di lapilli, scorie e frammenti lavici.
Il fenomeno ebbe la durata di un'ora. In seguito si notò una rapida riduzione nella vivacità, in modo che al mattino del 10 dalla bocca terminale non veniva emesso neanche fumo, forse per ostruzione della bocca.
Una ripresa dell'attività  si ebbe tra le prime ore del mattino del giorno 11 ed il giorno 15 con scoppi anche molto forti e con proiezioni di materiale incandescente relativamente scarso. Successivamente e per alcuni giorni vi furono emisssioni di cenere nere. La stabilitasi calma fu ancora interrotta dalla ripresa di attività terminale del 15 giugno 1714. Essa consistette in debolissime, quasi continue, emissioni di scarso e minuto materiale delle masse magmatiche nel condotto, l'attività si andava lentamente intensificando. Con l'avvicinamento però della colonna alla bocca, le emissioni si andarono convertendo in espulsioni sempre piú copiose ed accompagnate da scoppi. Il flusso lavico si suddivise in due rami. Uno seguí un percorso verso la zona di Torre del Greco, ma esso, dopo aver raggiunto il piano del monte ed invaso terreni coltivati, presto si fermò. L'altro ramo si diresse verso i territori di Torre Annunziata e di Bosco e riuscì a spingersi entro le zone coltivate, limitrofe ai centri abitati.

1737
Nei primi mesi dell'anno vi fu una continua intensificazione dell'attività esplosiva del Vesuvio. Alla fine di aprile si aggiunsero anche proiezioni di materiale incandescente. A metà maggio l'aumento fu ancora maggiore. Nella notte sul 16 maggio 1737 si ebbe « dalla cuna » l'emissione di un efflusso lavico che si diresse verso Bosco.
Nei giorni successivi l'attività esplosiva continuò molto vivace e ancor piú la domenica 19 maggio.
Nel primo pomeriggio del 2.0, aumentando sempre piú l'attività esplosiva con il lancio anche di materiale incandescente, accompagnato da « uno scoppio spaventoso » si fratturò il Gran Cono, nel versante sud-occidentale, a una quota intorno agli 8-900 metri. La corrente di lava che ne scaturì si diresse inizialmente verso Resina, per poi, deviare su Torre del Greco.
1737-1761
Il Vesuvio dopo il parossismo del 1737 ebbe il condotto ostruito e pertanto mancò un'attività esterna che riprese, previa riapertura della bocca, nel 1744.
Attività continua ad intensità variabile tra debole e moderata, con esplosioni a materiale incandescente nel periodo 1745-50.
1751
il 25 ottobre 1751 si ebbe la fratturazione del Gran Cono, con formazione di bocche alla base della frattura. Dalle bocche sgorgò copiosa colata lavica che si diresse verso Boscotrecase per deviare, poi, verso il Bosco di Ottaiano.
1754-55
Dal 2 dicembre 1754 al 17 marzo 1755; eruzione con bocche eruttive che si aprirono nella stessa zona. Le lave si diressero verso Ottaviano, Boscoreale e Boscotrecase.
1759
Il 28 marzo 1759, dopo lievi scosse, sprofonda il conetto. Dalla voragine originata dal collasso travasa lava in seguito alla risalita del magma.
1760
I1 23 dicembre del 1760, una frattura radiale di apri a 3 km a Nord-Ovest di Boscotrecase sul fianco Sud del Somma; si formarono quindici bocche, tutte in attività ed allineate; fu emessa grande quantità di lava. I1 29 dicembre sprofondò il cono del cratere centrale "tappando" il camino; si verificarono alcuni sbuffi di cenere e poi l'attività divenne molto debole.
1766
Lanci di scorie e brandelli lavici; il giorno 27 si riversò lungo il pendio esterno occidentale una corrente lavica. La corrente si divise in due ed avanzava verso Portici. L’undici aprile apparvero le bocche effusive.
1767
Il 13 ottobre si ebbe intensificazione di attività esplosiva alla bocca centrale, divenuta tanto violenta da essere rilevata anche da Napoli attraverso i forti colpi ed i tremiti delle imposte. Nella notte tra il 19 ed il 20 ottobre il Gran Cono si fratturò e la colata si diresse verso il centro abitato di San Vito per poi deviare verso S. Giorgio a Cremano fermandosi a poca distanza dall’abitato. Un’altra corrente era diretta verso Torre Annunziata ma era di scarsa portata. Molta cenere cadde su Napoli e l’eruzione cessò verso il 26 del mese.
1771 al 1776
Il 1 maggio 1771 si ebbero fenomeni esplosivi e sul versante esterno settentrionale si aprì una bocca effusiva. Negli anni successivi se ebbero diverse effusioni laviche.
1779
L’8 agosto alle ore 20 si ha improvvisamente la formazione di un’alta colonna di fuoco; si ebbe cioè, una fontana di fuoco ed il materiale ricadente rivestì di masse incandescenti non solo il Gran Cono, ma anche parte del Somma. Pioggia di ceneri cadde anche in Ottaviano. Intorno alla colonna guizzavano scariche elettriche. Il 9 agosto riprese l’attività esplosiva che provocò una caduta di cenere e di acqua bollente nei paesi vesuviani. Le ceneri caddero sino a Foggia.

1790
Nel 1790 si aprirono due bocche una sul versante meridionale e l’altra su quello occidentale. Da entrambe le bocche scaturì lava.
1794
Dopo forti terremoti, il 15 luglio, alle 22, una potente esplosione di cenere si verificò nella parte sommitale del cratere, poi una larga fessura di 50 m si apri sul fianco Sud-Ovest, su cui si formarono quattro bocche. Da una quinta bocca uscí un fiume di lava che alle 6 del mattino successivo minacciò Torre del Greco inghiottendo buona parte dell'abitato. La quantità di lava emessa fu di 27 milioni di metri cubi.