IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO - nel '800
IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO - nel '800
Scritto da dott. Alessandro Imperatrice
| Indice |
|---|
| IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO |
| 79 d.c. |
| Attività erittiva dopo il 79 |
| negli anni '600 |
| nel '700 |
| nel '800 |
| nel '900 |
| Nel 1944 |
| Tutte le pagine |
1804
Il conetto si squarciò e diede origine ad efflussi lavici che invasero la piattaforma craterica e si riversò all’esterno dando origine ad una colata che si arrestò alle falde occidentali dei Camaldoli.
1805-1820
Ripetute velocissime colate laviche che invasero la zona dei Camaldoli; successivamente si ebbero episodi eruttivi relativamente modesti nel 1810 con colate laviche verso Ercolano, Boscotrecase ed Ottaviano, nel 1812 con lave verso Torre del Greco, nel 1817 verso Ottaviano; 1819 fratturazione nord occidentale del interessante il Gran cono con formazione di bocche effusive ; in una bocca si gettò il francese Louis Coutrel, per suicidarsi1820 leve verso l’Eremo.
1822
E’ considerata la più forte eruzione del secolo. 21 ottobre effusione lavica intracraterica; la lava si divise in due rami: uno si diresse verso l’Eremo, l’altro verso Resina e Torre del Greco. Il 22 ottobre ci fu lancio dal cratere di scorie e brandelli lavici. La colonna di fuoco era alta circa 700 metri; si osservano scariche elettriche tra la colonna ed il nuvolose di sabbia formatosi nel corso della notte. Il 24 ottobre per cambio di vento ci fu caduta di ceneri e sabbia nei villaggi a SE; si temeva il crollo dell’intero Gran Cono sconquassato per le molteplici bocche apertesi sul suo dorso. Infatti risulta decapitato di circa duecento metri.
1834
Il 28 agosto si squarcia il cono secondo la direzione orientale con bocche a diversa altezza. La lava raggiunse le pendici del monte dirigendosi verso Poggiomarino. La caratteristica di questa eruzione è la formazione di numerosi conetti soffianti nel cratere detti “voccolilli” (piccole bocche).
1839
Dal 1 al 5 gennaio una eruzione che formò un piccolo cratere produsse colate laviche verso Resina e Boscotrecase.
1850
Dal 5 febbraio al 2 marzo; da una frattura a nord del gran Cono uscì una imponente colata lavica (9000 metri di lunghezza) che si diresse verso Boscoreale; ci furono danni alle coltivazioni a Torre Annunziata ed Otttaviano.
1855
II 1° maggio 1855 il Gran Cono subí una fratturazione sul lato nord, dalla base della quale sgorgò una piuttosto minuscola corrente lavica, mentre alla bocca esplosiva si avevano proiezioni relativamente scarse di masse frammentarie incandescenti.
Nell'Atrio del Cavallo si formarono nuove bocche tutte progressivamente esplosive. Da esse si ebbero distinte emissioni che poi, unitesi, dettero luogo ad una copiosa corrente che raggiunse Massa di Somma e S. Sebastiano al Vesuvio.
La lava il giorno 5 si arrestò quasi ai margini delle contrade. Ma il giorno 6 una nuova corrente si suddivise in due rami, di cui uno proseguí verso S. Giorgio a Cremano e l'altro lungo il medesimo percorso della precedente corrente.
Le lave, relativamente abbondanti e veloci, seguirono ancora il loro corso minacciando ancora Cercola, ma si fermarono definitivamente nello stesso giorno senza raggiungere il centro abitato.
Il cratere non ebbe alcuna patte in questa eruzione. Non si ebbero manifestazioni esplosive né iniziali né terminali. L'attività esplosiva piuttosto vigorosa, ma non eccessivamente, fu limitata a quella che andò svolgendosi alle bocche effusive dell'Atrio del Cavallo.
1858
Il 28 maggio 1858, sei fessure radiali si aprirono nel settore Nord-Ovest del vulcano, da cui uscirono alcune colate di lava. Una di esse invase il Fosso della Vetrana, il Fosso Grande e il Piano delle Ginestre; furono emessi 120 milioni di metri cubi di lava. Questa attività ha fornito le belle lave a corda a monte della chiesetta barocca di San Vito. Quando le effusioni cessarono nel 1861, nel cratere cominciò un'attività costituita prevalentemente da getti di scorie.
1861
L'8 dicembre 1861, alle ore 15, dopo numerosi terremoti, a 2 km a Nord-Est di Torre del Greco, si apri una frattura visibile fino al mare. Nella parte superiore della frattura si formarono 12 bocche eruttive e una donna che sventuratamente si trovava sul posto fu uccisa. Getti di lava fluidissima formarono una barriera circolare. La gente presa dal panico fuggì. Verso la metà della notte, la lava si mise a colare verso Ercolano e Torre del Greco, poi si arrestò alla fine di dicembre. Numerose abitazione furono distrutte, la costa si elevò di un metro. Alla fine dell'eruzione, gli abitanti constatarono delle emanazioni di anidride e ossido di carbonio dai pozzi e dalle cantine.
1868
Dal 15 al 20 novembre; l’eruzione è caratterizzata da una voluminosa colata lavica che invase le campagne di San Vito e Cercola. Danni per 500.000 lire.
1872
Il 26 aprile 1872 dal settore Nord-Ovest del vulcano si aprì una fessura da cui sgorgarono circa 20 milioni di metri cubi di lava che invasero l'Atrio del Cavallo e impedirono la "ritirata" a venti spettatori imprudenti che morirono miseramente; due lapidi in loro memoria sono ancora visibili sul muro di cinta dell'Osservatorio vesuviano. Il fiume di lava si divise in due bracci nel punto di incontro con la collina dell'Osservatorio vulcanologico. La colata di Nord passò attraversò il Fosso della Vetrana e il Fosso Faraone distruggendo i centri abitati di Massa e S. Sebastiano al Vesuvio.
Il secondo braccio di lava discese a Sud dell'Osservatorio; i vulcanologi che lavoravano nell'edificio, tra cui anche il direttore, Luigi Palmieri, furono circondati dalla massa di lava incandescente e quindi rimasero isolati per quattro giorni.
Terminata l'attività effusiva, il 27 aprile, alla sommità del vulcano si ebbero delle esplosioni spettacolari. Il 1 ° maggio il cratere sprofondò, dando luogo ad una caldera, e il vulcano entrò in quiescenza. Il cratere era diviso in due da una specie di muro “ciclopico”.
Seguirono numerose eruzioni di minore importanza nel 1874, dal 1880 al 1883, dal 1885 al 1886, dal 1891 al 1894, dal 1895 al 1899, in cui si formò una cupola lavica di 160 metri di altezza chiamata Colle Umberto.

