IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO - nel '900
IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO - nel '900
Scritto da dott. Alessandro Imperatrice
| Indice |
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| IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO |
| 79 d.c. |
| Attività erittiva dopo il 79 |
| negli anni '600 |
| nel '700 |
| nel '800 |
| nel '900 |
| Nel 1944 |
| Tutte le pagine |
1901
Alle ore 21 del 15 febbraio ci fu attività esplosiva con lancio di materiale scuro frammisto a brandelli di lava. La grande violenza durò all’incirca un’ora e fu accompagnata da continui tremiti vivaci.
1906
Il 27 maggio 1905, si manifestarono lente effusioni subterminali, accompagnate da una forte attività di vapore nel cratere. II 1° aprile 1906 si ebbero lanci di brandelli di lava. L'eruzione si divise in tre fasi.
La prima.fase, caratterizzata da una attività mista, durò dal 4 all'8 aprile. I1 4 aprile al mattino, una fessura radiale si apri sul fianco Sud, ad un livello piuttosto elevato sul Gran Cono da cui si riversò una colata di lava.
Nella notte dal 4 al 5 aprile la frattura si ingrandí; verso mezzanotte una seconda colata di lava sgorgò ad una temperatura di circa 1050° C.
I1 6 e il 7 dello stesso mese i fianchi della montagna si aprirono a 600 m di altitudine e dalle fessure fuoriuscirono due correnti laviche larghe rispettivamente 200 e 50 m, che distrussero particolarmente Boscotrecase (furono distrutte un centinaio di case della frazione Oratorio e una colata penetrò nell'interno della Chiesa di S. Anna) e si fermarono a 10 metri dal cimitero di Torre Annunziata (8 aprile 1906). Durante questo periodo, il cratere centrale fu sede di un'attività esplosiva che divenne forte durante la notte dell'8 aprile. Ceneri e proietti caddero in abbondanza su Ottaviano e S. Giuseppe Vesuviano; le ceneri raggiunsero lo spessore di 1,25 m facendo crollare numerosi edifici e impedirono per alcuni anni quasi tutte le colture. La volta della parrocchiale di S. Giuseppe Vesuviano crollò causando la morte di oltre 100 persone.
La seconda fase si ebbe 1'8 aprile e fu un'attività essenzialmente gassosa. La montagna tremò fortemente ad intervalli di tempo sempre piú brevi. Nella notte dell' 8 alle 3,30, sorse dal cratere una "fontana" di gas e di lava, dotata di enorme energia, che raggiunse un'altezza di 600 m. Dopo mezzogiorno le ceneri salirono a 13.000 m d'altezza. Bagliori attraversarono il pennacchio di polveri; la forza e la velocità dei gas raggiunsero i 500 metri al secondo; la loro temperatura era di 400° C. Il volume totale dei prodotti volatili emessi fu di 3.600 km cubi. Questa forza incredibile erose le pareti del cratere che sprofondarono. Questa, fase che rappresentò anche il punto culminante dell'eruzione, durò 18 ore.
La terza fase, ultima per questa eruzione, caratterizzata soprattutto da esplosioni di cenere, si ebbe dal 9 al 22 aprile. Il 13 e il 14, il cono del Vesuvio si ricoprí di ceneri bianche ricche di solfati. Gli abitanti credettero che fosse nevicato. L'accumulo di ceneri sui fianchi del vulcano fu talmente vistoso che dette origine, nel corso delle piogge che accompagnano molto spesso le grandi eruzioni, a colate di fango (lahar) che danneggiarono gravemente Ottaviano.
L'eruzione del 1906 decapitò la sommità del Cono la cui altezza si abbassò di parecchie centinaia di metri. I1 cratere raggiunse gli 800 m di diametro. 1 danni provocati dalle colate di lava furono poco importanti, mentre ingenti furono quelli provocati dalla caduta delle ceneri e dei proietti.
Il Vesuvio rimase calmo fino al 1913. Il 5 luglio di quell'anno, il cratere si riempí di lava che traboccò e si verificarono delle esplosioni di ceneri alla sommità. Il vulcano ebbe dei periodi di attività e di riposo fino al 1929.
1929
Il 2 e il 3 giugno 1929, le effusioni di lava che erano intermittenti aumentarono fortemente. I1 cono di scorie centrale si spaccò sul lato, la lava traboccò e ricopri il fondo della Valle dell'Inferno. Dopo un giorno l'attività divenne piú intensa. Il 4 giugno gli espandimenti della lava incandescente minacciarono le località abitate. 1 paesi di Pagani e Campitelli furono totalmente distrutti. Questa catastrofe sarebbe potuta essere evitata. In effetti, la lava distruttrice veniva, come si è già detto, dalla Valle dell'Inferno. Una piccola difesa artificiale era stata costruita all'ingresso del Vallone Grande che conduceva ai due paesi distrutti. Il Rittmann aveva proposto alle autorità di rinforzare la barriera, ma invano. Se si fosse ascoltato quel consiglio, la lava sarebbe stata deviata e sarebbe andata a perdersi nei campi di scorie non abitati che si erano originati durante le eruzioni del 1834 e del 1906.
Alle 4,10 del 4 giugno, dalla parete Sud del Gran Cono, usci una lava molto liquida perché molto ricca di gas; si verificarono, inoltre, lanci di fontane laviche che raggiunsero alcuni metri di altezza; i gas esalavano con forte sibilo.
Una grande colata di lava avanzò con una velocità di 10 m al secondo e scese lungo i pendii del vulcano; 80.000 metri cubi di vecchie rocce e di ruderi furono trascinati sul fronte della colata. All'incirca 6 minuti dopo la fase culminante dell'effusione, le esplosioni raggiunsero il loro massimo, forando la parte superiore del camino vulcanico.
Alcune fontane di lava furono lanciate ad oltre 60 m di altezza. In alcuni momenti la lava traboccò e colò a tutta velocità sui fianchi del Gran Cono. Il lago di lava raggiunse una temperatura di 1.400° C. Le fontane di lava raggiunsero i 1.150° C. Il 5 giugno alle 4,30, le fontane di lava sempre piú violente proiettarono blocchi pesanti molti chili a 1.200 m di altezza e fino a 3 km di distanza. L'8 giugno l'eruzione si arrestò dopo una durata di un centinaio di ore e gli studiosi calcolarono che fossero stati espulsi 12 milioni di metri cubi di lava e 1,5 miliardi di metri cubi di gas.
Nell'attività del 1929 si possono distinguere quattro fasi identiche, ciascuna cominciata con effusioni di lava terminata con esplosioni e con fontane di lava.
Nei mesi che seguirono, poiché il camino non era piú tappato, i gas esalavano tranquillamente e ritmicamente.
1933
Per molti mesi consecutivi, nel 1931 e 1932, scomparvero dalla bocca i bagliori notturni e ogni traccia di incandescenza.
Nella prima settimana del febbraio 1933 ebbe inizio un periodo sismico con parecchie decine di scosse al giorno, tutte registrate ai sismografi dell'Osservatorio, e molte furono avvertite nella zona Eremo-Osservatorio ed anche piú in basso, con intensità variabile dal 3° al 5° grado della Scala Mercalli.
Nel maggio successivo cominciarono a riaccendersi saltuariamente vivaci chiarori notturni e a ripetersi le forti esplosioni accompagnate da abbondante scarico di materiale luminoso, anche di giorno, talvolta intercalate da lunghe soffiate sibilanti per la durata di qualche minuto.
Il giorno 3 giugno un largo fontanile si aprí alla base Sud-Ovest del conetto eruttivo, da cui le lave irruppero abbondanti e invasero rapidamente tutta la metà orientale del cratere. Queste lave, dopo qualche giorno, iniziarono la discesa verso la Valle dell'Inferno con grandi cascate di blocchi incandescenti. Ma, data la loro viscosità e la temperatura relativamente bassa, il 31 agosto, dopo circa tre mesi di efflusso continuo, non avevano ancora raggiunto il centro della Valle dell'Inferno. Però, un ramo di queste lave, verso la fine di luglio, invase e distrusse per circa 150 m la testata della Strada Matrone, carrozzabile che conduce da Boscotrecase all'orlo Est del cratere.
Nella Valle dell'Inferno la lava ristagnò e raggiunse circa 70 m di altezza, formando dei domi superficiali senza "radici".

