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COMUNE DI SAN SEBASTIANO AL VESUVIO (Provincia di Napoli) ASSESSORATO AI SERVIZI SOCIALI AVVISO

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Emissione Gratuita Titoli di Viaggio

COMUNE DI SAN SEBASTIANO AL VESUVIO (Provincia di Napoli) BANDO DI CONCORSO PER L’EMISSIONE GRATUITA DEI TITOLI DI VIAGGIO L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

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IL VESUVIO: UNA STORIA DI FUOCO

Poche persone conoscono quale sia la reale storia delle eruzioni che hanno interessato il Vesuvio nel corso dei secoli; molti credono che siano avvenute solo poche eruzioni o addirittura conoscono...

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La Nascita del Parco Nazionale del Vesuvio

La Nascita del Parco Nazionale del Vesuvio

Indice
La Nascita del Parco Nazionale del Vesuvio
Caratteristiche del Parco Nazionale del Vesuvio
Prime proposte
Legge quadro sulle aree protette
Dalla legge quadro alla sua attuazione
Perimetrazione del Parco Nazionale del Vesuvio
Tutte le pagine

Il Vesuvio nella tradizione Culturale

Lo straordinario interesse internazionale intorno al vulcano, documentato da pagine dì diario, cronache e dettagliati rapporti scientifici, ed una ininterrotta serie di rappresentazioni pittoriche, che contribuirono a creare il duplice simbolo Napoli Vesuvio, fu determinante per l'ingresso del Vesuvio nel giro del turismo europeo.

La consuetudine dei viaggi di istruzione nell'Europa continentale dei giovani aristocratici inglesi, fin dai primi decenni del Seicento, alimentò una vera e propria attività turistica ben organizzata che va sotto il nome di Grand Tour.

I viaggi comprendevano visite a monumenti, partecipazioni a feste, rappresentazioni teatrali, escursioni in luoghi particolarmente interessanti dal punto di vista naturalistico. L'organizzazione garantiva spesso la presenza di guide specializzate che fornivano informazioni sulle locande, sui luoghi da vedere, sulla percorribilità delle strade e i mezzi di trasporto, oltre a consigli sul comportamento, dando per scontato la scarsa affidabilità e igiene degli italiani e, in particolare, dei napoletani. Spesso il turista veniva messo in guardia dal pericolo di borseggiamento o di interrogatori da parte dell'Inquisizione, se di fede protestante.

Questi viaggi, che in genere duravano da uno a tre anni, a seconda delle finanze del viaggiatore, includevano spesso il Sud ma soprattutto Napoli e dintorni, per cui la scoperta dei primi resti di Pompei ed Ercolano rappresentò un vero boom, con grande felicità di una industria turistica sempre più fiorente. Il gusto delle civiltà sepolte, unitosi così alla curiosità per le lave ardenti, produsse una esplosiva miscela culturale che rimase attiva fino ai primi decenni del nostro secolo. L’età considerata più idonea per viaggiare era fra i diciotto ed i ventidue anni, al termine, cioè, degli studi; il viaggio era considerato il completamento della formazione del giovane, una vera iniziazione per entrare nel mondo degli adulti. Coloro che ne osteggiavano la moda portavano a sostegno delle proprie tesi i rischi per le condizioni delle strade e l’inaffidabilità degli italiani e, per i protestanti, il pericolo di incappare nell'Inquisizione. I giovani delle famiglie più importanti viaggiavano accompagnati da un cicerone, da servi, cuochi, disegnatori, musici; ma non mancava chi prediligeva l’avventura.

Il tour, che iniziava da Torino o da Genova, a seconda che il viaggiatore giungesse per terra o per mare, prevedeva la visita ai monumenti delle principali città italiane, ma anche la frequentazione della vita mondana e dei teatri: molte notizie sulle stagioni teatrali dell'epoca ci vengono, infatti, proprio da diari. A Napoli, in genere, i viaggiatori giungevano per trascorrervi l'inverno, dopo aver assistito alla celebrazione di Natale e Capodanno a Roma, dove rientravano per Pasqua.

La vicinanza ad un vulcano attivo destava, più che paura, il senso del pittoresco tra i viaggiatori: un’infinità di pittori e disegnatori si produssero in rappresentazioni del Vesuvio, in cui il pennacchio o la scena dell’eruzione diventava un’esercitazione di arte barocca o una scena di spettacolo pirotecnico. La frequentazione turistica del Vesuvio, proprio attraverso i vedutisti viaggiatori che si inerpicavano con le loro cartelle, i taccuini, il sediolino pieghevole, ora soli ora al seguito di ricchi "grand  touristi", produsse una sorta di rivoluzione nella tecnica della rappresentazione paesaggistica che si emancipa dalla pura topografia, talora fantastica, per acquistare uno spiccato carattere poetico ed emozionale; vi è un legame emotivo e visivo col vulcano eruttante, un legame tale da far percepire quel terribile evento più come uno straordinario spettacolo della natura capace di emozionare e stupire che come un pericolo costante per la sua città e la sua gente. Appaiono dipinti di vario formato, con il vulcano ripreso da angolazioni e da punti di vista diversi, tra interminabili colate laviche, vampate di fuoco e lanci di materiale incandescente, coltri di vapori e getti di fango bollente, mentre il paesaggio circostante assiste imperturbato al terribile evento, sotto un cielo romanticamente rischiarato e impreziosito dalla presenza della luna.

E quindi il Vesuvio eruttante come occasione per nuove immagini del paesaggio napoletano, per nuove visioni fantastiche, nelle quali concretamente finivano per tradursi i moderni concetti di pittoresco e di sublime, di eroico e di demoniaco, di sovrumano e di immanente: e quindi tutte quelle categorie estetiche, espressive e suscitatrici di nuove tendenze di gusto, che appartenevano alla moderna coscienza e indicavano nuove forme di sensibilità. Tra i tanti pittori basta ricordare il francese Claude  Joseph Vernet, che fu il primo a saper dare il più limpido ed affascinante ritratto, per la capacità e qualità del suo mezzo pittorico, prezioso, raffinato ed abile, sia quando il pittore indulge a concessioni di grande effetto scenico e decorativo, sia quando si concede soluzioni cromatiche di rarefatta bellezza. Un mezzo pittorico che gli vale soprattutto per fissare sulla tela o sul foglio delicatamente acquerellato l’emozione profonda e interminabile procuratagli alla vista di quell’insieme straordinario di bellezze naturali e di presenze architettoniche, in un affascinante spettacolo di luci e colori, tra realtà e apparenze in movimento continuo e infinito. Un altro pittore francese è Pierre  Jacques Volaire, che mostrò di saper tradurre in finissime soluzioni pittoriche, soprattutto in stesure di luminoso colore, un’intensa emozione visiva e sentimentale per angoli di incontaminata bellezza e di forte suggestione paesistica. Ma è con le numerosissime riprese del Vesuvio in eruzione, per lo più di notte e al chiaro di luna, che Volare si affermò pittore di visioni spettacolari, tra il pittoresco e il sublime, capace di suscitare o riproporre sulla tela le forti emozioni procurate dalla partecipazione diretta alla teatralità naturale del fenomeno vulcanico. Attratto dalla bellezza del Vesuvio fu anche il paesaggista tedesco Jakob Philipp Hackert, che divenne addirittura pittore di corte di Ferdinando IV; il fascino che esercitava il Vesuvio su di lui fu tale che, con il collega Warwick Smith, appena all'indomani dell'eruzione del 1778 si arrampicò, mani e piedi, fin sulla vetta.

Come in pittura, anche in letteratura il Vesuvio rappresenta uno spartiacque fondamentale: le descrizioni si allontanano dalla fredda ed analitica notizia per giungere ad una maturata descrizione dei sentimenti dell'uomo al cospetto di eventi naturali così coinvolgenti, come nel caso di Lord Hamilton, che entra di diritto nella ricca schiera di cronisti del Vesuvio grazie alla fitta serie di relazioni  inviate alla Royal Society of London. Le relazioni erano illustrate dai disegni a matita di padre Antonio Piaggio. Nel 1772 le sue lettere furono pubblicate in un volume: Observation on Mount Vesuvius, Mount Etna and other Volcanoes; tuttavia di gran lunga più importante è la pubblicazione dei Campi Phlegraei, rigorosa ricognizione dei Campi Flegrei e del Vesuvio.

Il vulcano costituiva per lui un’attrazione quasi magnetica, perché rappresentava una così straordinaria manifestazione della natura da apparirgli quasi un essere vivente, una sorta di gigante che ogni tanto si esibiva in un colossale e fantastico spettacolo pirotecnico. Che la passione fosse esplosa a prima vista lo confermava egli stesso: “Ho seguito con particolare attenzione il comportamento del Vesuvio dal 17 novembre 1764, giorno del mio arrivo in questa Capitale” . L’immenso cono fumante che dominava la baia, e che celava una spaventosa capacità distruttiva sotto un’apparenza placida e bonaria, era per lui carico di seduzione. Proprio quando il vulcano sfogava la sua rabbia distruggendo villaggi e provocando scene di terrore, insomma quando i napoletani più l’odiavano e lo temevano, l’interesse di Hamilton per il vulcano diventava più grande.

Un cronista d’eccezione fu anche Goethe, autore del Viaggio in Italia, tra i cui passi più suggestivi ci sono quelli che descrivono le tre ascensioni compiute sul Vesuvio nel 1787. Vi fu una prima ascensione il 2 marzo, piuttosto breve per il maltempo; il 6 marzo, con l’aiuto di guide avvenne l’emozionante ascensione tra le manifestazioni della grande attività del vulcano. Ma la notizia di una nuova colata di lava, che stava scendendo verso Ottaviano, indusse Goethe a ritornare sul vulcano anche il 20 marzo. Ed è proprio nella cronaca di questa terza ascensione che troviamo una mirabile descrizione dell’eruzione: “Si può ben aver udito parlare mille volte di un fenomeno, ma il suo vero carattere non si percepisce che vedendolo nell’immediata realtà […] Nel sole fulgido la massa incandescente assumeva una tinta fosca: una tenue fumosità saliva nell’aria pura. Mi prese il desiderio d’avvicinarmi al punto donde la lava esce dal vulcano […] Facemmo un giro per osservare altre eventuali manifestazioni di questa cima infernale, troneggiante al centro d’un paradiso. […] Un superbo tramonto, una sera celestiale deliziarono il mio ritorno; ma sentivo chiaramente l’effetto sconvolgente di quel mostruoso contrasto. La terribilità contrapposto al bello, il bello alla terribilità: l’uno e l’altra si annullano a vicenda, e ne risulta un sentimento di indifferenza. I napoletani sarebbero senza dubbio diversi se non si sentissero costretti fra Dio e Satana. ”